Pompei-Madrid di Jesús Torbado

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Edgar Loper

Updated: 26 Maggio 2026 ·
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Pompei-Madrid di Jesús Torbado

Pompei-Madrid di Jesús Torbado
foto di viajar.elperiodico.com

Nessun discendente di coloro che un tempo avevano il titolo di civis romanus, membri del vecchio impero latino, dovrebbe smettere di fare pellegrinaggio alle rovine della città di Pompei, a due dozzine di chilometri a sud di Napoli. Almeno una volta nella vita. Per sapere e intuire come si siano forgiati la nostra cultura e le nostre abitudini, e per caricare il proprio colletto di grandi emozioni. Tuttavia, dato che oggi le passioni turistiche sono come sono, conviene recarsi in quelle piazze e strade che le ceneri hanno sepolto in giorno d'inverno, e meglio con pioggia. Una folla opprimente inonda in bel tempo talmente quella reliquia che produce solo malinconia, se non furia, essere parte di essa. E con le opinioni che si sentono lì e i gesti che si vedono viene sempre voglia di nascondersi nelle giungle dell'Amazzonia, ancora non inondate dall'ignoranza e dalla stupidità che circola là. Come per quasi tutti i grandi punti salienti del turismo di massa, peraltro.

Uno degli aspetti più curiosi che si scoprono nei pavimenti e nelle pareti recuperate è la passione che i pompeiani avevano per i graffiti. Non solo dipingevano scene sessuali che continuano a essere praticate oggi e si circondavano di preziose decorazioni domestiche, ma insultavano i loro politici, i commercianti e i loro eroi, li supportavano nelle loro campagne e esponevano ai concittadini opinioni di ogni genere, molte delle quali maligne. La grafia in tonalità rosse -senza dubbio modificate dal disastro del Vesuvio e dal passare dei secoli- è ordinata e bella, sorprendentemente elegante.

Confrontiamo la forma e il contenuto con quello che vediamo oggi nel cuore di Madrid, nel suo centro urbano. Non c'è città al mondo più orribilmente piena di scarabocchi, di pitture oscene, di scritte vomitevoli, di orrendi spaventapasseri. Il vecchio New York che ci mostra il cinema è un piatto accanto ad essa. Neppure lontanamente nessuna capitale europea è, nemmeno nei suoi quartieri più degradati, così distrutta, così brutta, così ostile. I porci pittori che si considerano anche persone artistiche e di progresso non rispettano nulla: finestre, porte, davanzali, pietre lavorate in granito, legni pregiati, arredi pubblici, luoghi venerabili, luoghi storici... A metà novembre hanno rovinato una preziosa esposizione all'aperto che il grande Manolo Valdés aveva allestito nel Paseo del Prado.

E non si tratta del fatto che le autorità municipali si disinteressino completamente della questione, facendo finta di non vedere tali misfatti, ma sembra evidente che li supportano con un certo entusiasmo. Essere un graffitaro è ormai un mestiere di progressismo, come fare rumore nei party o investire le persone che camminano sui marciapiedi. Le stazioni radio e televisive o i giornali li scusano insensatamente o li esaltano, li "scoprono", li supportano, gli danno spazio nella piazza pubblica, come se fossero davvero artisti -e anche se qualcuno può esserlo-: "Deconstruiscono Manolo Valdés", titolava il quotidiano El Mundo, con un sottotono benevolo, le fotografie delle porcherie sulle sue 'meninas' di bronzo.

Anche alcuni comuni delle periferie urbane, saturi di amministratori progressisti e avanguardisti da salotto, organizzano concorsi per quei mostri pubblici, piazzano podi affinché ricevano applausi i più eminenti dei loro malfattori. In qualsiasi momento il governo, che supporta umilmente tutta questa barbarie, creerà il Premio Nazionale della Sporcizia Stradale. Perché in verità la questione è già diventata un affare politicamente corretto, che non disturba nessuno, che non danneggia nessuno sguardo, che non offende il senso minimo dell'estetica. Anche coloro che subiscono quotidianamente gli attacchi sulla propria carne, coloro che devono spendere una somma considerevole di denaro per riabilitare la propria proprietà dopo l'assalto vandalico, si rassegnano perché il graffiti è moderno, come un segno di libertà democratica, come un simbolo di gioventù creativa.

Passeggiare oggi per il tessuto di strade classiche di Madrid -e non solo quelle, naturalmente- è fare un viaggio verso l'orribile, verso l'indegno, verso la disattenzione municipale nel suo apice. Ah, se avesse qualche relazione estetica o vitale con Pompei!