Scoprono perché i maya allineavano le loro costruzioni con le stelle
È una realtà che le civiltà maya siano avvolte in un alone di mistero. Non c'è da stupirsi... poiché molte di esse sono state abbandonate, secondo studiosi di tutto il mondo, senza alcuna apparente ragione. Archeologi, storici e persino appassionati di misteri da decenni indagano su queste costruzioni ponendosi la stessa domanda: perché le loro civiltà sono allineate con le stelle?
Questa domanda sembra finalmente avere una risposta. E no... non è stata grazie all'aiuto degli extraterrestri, come affermano varie pseudoscienze in tutto il mondo. Né per via di una particolarità architettonica.
Gli studi contemporanei sembrano indicare, a seguito di ampie analisi delle città sepolte sotto la giungla, che questi impressionanti complessi cerimoniali "sembrano essere orientati verso determinati fenomeni astronomici". Concretamente per il loro legame con i movimenti degli astri attraverso la volta celeste.
Il cosmo come guida
Uno degli storici, e autore di questo studio, Joshua Sokol, afferma che "la comunità maya avrebbe adottato più di 3.000 anni fa un insieme di concetti matematici legati a schemi ripetitivi connessi agli astri". Indizi e studi che hanno influenzato la vita pubblica di civiltà intricate e intrecciate.
I maya guardavano il cielo per costruire le loro città, sì. Ma lo facevano osservando il movimento degli astri attraverso la volta celeste. Un movimento che veniva misurato seguendo un calendario di 260 giorni che si basava sulla traiettoria di Venere nel cielo.
L'autore dello studio, Sokol, racconta per la rivista Science (una delle riviste scientifiche più prestigiose al mondo) che "il calendario di 260 giorni è un motore che continua a girare all'interno di quella che una volta era una macchina molto più grande di conoscenza maya". Un'osservazione della scienza che si è trasformata "in un vasto corpus di scienza indigena scritta che divideva il mondo naturale e l'esistenza umana in cicli di giorni simili a ingranaggi".
O in altre parole: per i Maya, il movimento di Venere era un riferimento per il passare del tempo. Ma non era l'unico punto di riferimento: anche nei movimenti del Sole, dei pianeti e, naturalmente, della Luna.
Un ingranaggio di un sistema molto più grande
Lo studio di Sokol, in collaborazione con altri storici e astronomi di tutto il mondo, riflette che i maya avrebbero preso le costruzioni come ingranaggi per comprendere un sistema più complesso di quello che erano. O in altre parole: cercavano di riflettere nelle loro costruzioni tutti i movimenti astronomici che potevano vedere con i propri occhi.
Infatti, questi edifici sacri servivano per registrare il passaggio, ad esempio, della Luna. È così che riuscivano a registrare, e conoscere in anticipo, "il passaggio della luna crescente e calante con una precisione di mezzo minuto", come dettaglia Sokol.
Questo storico non esita a descrivere questi studi come "algoritmi sofisticati", che permettevano di conoscere con esattezza cosa avveniva oltre il nostro pianeta. È per questo che i loro edifici erano allineati con albe specifiche e gli equinozi, per conoscere attraverso la loro architettura gli eventi astronomici più significativi.
Uno dei più brillanti esempi di questa conoscenza astronomica applicata alla loro architettura è Chichén Itzá, nello Yucatán. Un orientamento e una facciata progettati per seguire la traiettoria del Sole negli solstizi di primavera e autunno.